Il 58% delle abitazioni ha un giardino privato e non condominiale ma l’11% di chi ha uno spazio all’aperto ha un orto in cui coltiva frutta e verdure per la propria famiglia. Due famiglie su tre si occupano personalmente della cura e lo fanno tutto l’anno, di cui il 23% almeno un’ora tutti i giorni (in aumento rispetto allo scorso anno). Il Km 0 a casa propria sembra essere un trend in aumento.
Perché pensare al Km 0 a casa propria?
La scarsa fiducia che i consumatori hanno nei confronti delle offerte commerciali proposte dalle grandi catene alimentari li spinge a fare scelte sempre più consapevoli. La voglia di prodotti freschi e genuini, capaci di farci ritornare ai sapori dell’antica tradizione culinaria ci spinge a dare importanza alle coltivazioni agricole che vendono verdure e ortaggi appena raccolti.
Il successo degli orti Km 0 è il risultato della consapevolezza di quanto i prodotti agricoli commerciali abbiamo nel tempo ridotto il loro legame con i luoghi di produzione e i mercati locali di riferimento.
Questo ha portato a:
- modalità di coltivazione esportabili ovunque e non più vincolate a un territorio
- affermati modelli produttivi che premiano esclusivamente la capacità di offrire i prodotti agricoli a prezzi sempre più bassi
- produttori estensivi che scelgono le materie prime sulla base di criteri strettamente economici e tendono a lasciare talvolta in secondo piano la qualità e il rispetto delle tradizioni.
Per questo motivo è cresciuto il numero dei consumatori che rivendicano il diritto di essere informati su ciò che mangiano e di poter optare consapevolmente per un’alternativa.
Il km 0 a casa propria
Le produzioni locali trovano vita nella diffusione degli orti famigliari a Km 0, allestiti fuori dai centri urbani e in campagna che rappresentano iniziative a metà tra l’hobby e l’impresa, con una rinnovata passione per il mondo rurale e la voglia di lavorare all’aria aperta, alla larga dallo stress cittadino. A questo si aggiunge la possibilità di ricavare un reddito a volte integrativo oppure a tempo pieno.
Inoltre, l’osservatorio The world after lockdown di Nomisma, ha riportato un’indagine che indaga in maniera continuativa abitudini di consumo e aspettative relative al post Coronavirus su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti. Da questa è emerso «come gli italiani negli ultimi mesi hanno fatto scelte più salutari orientandosi verso cibi di maggiore qualità e più sicuri, sia in termini di provenienza che in termini di metodi di produzione. Made in Italy e Km 0 sono diventati attributi centrali nella scelta dei prodotti alimentari (il 22% dei consumatori dichiara di aver incrementato gli acquisti in queste due categorie) coinvolgendo anche chi prima non era solito ricercare queste caratteristiche (il 28% ha cominciato ad acquistare prodotti alimentari provenienti da filiere corte proprio durante la quarantena)».
Pillole di curiosità – Io non lo sapevo e tu?
- Secondo Coldiretti l’orto domestico è in crescita del 6,3%, tanto che le superfici coltivate hanno raggiunto i 174 milioni di metri quadrati.
- Da qualche anno ci sono anche alcuni orti condivisi: a Milano per esempio sono in funzione gli orti di zona, appezzamenti di terreno coltivabili con scopo non commerciale «con la finalità di incentivare forme di aggregazione tra cittadini e fornire occasioni di svago per il tempo libero, oltre che di riqualificare aree verdi cittadine».
- Il 62% degli italiani ha un orto in casa.
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